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Parecchi giovani artisti si muovono in una direzione affatto imprevedibile, smentendo prima di tutto, a partire dalla loro passione irresistibile, tanti sinistri profeti di un'imminente fine di qualsiasi funzione dell'arte. Alessandra Chiappini ci dice che secondo lei l'arte non può fondarsi su un continuo azzeramento del passato e sulla ricerca del nuovo a tutti i costi, ma deve essere finalizzata a toccare i grandi temi dell'uomo, della sua vita e della sua morte. Ci parla del suo bisogno di uscire dallo spazio e dalla noia delle giornate, per scoprire spiragli di speranza, di riscatto, di armonie redentrici: dentro il flusso delle cose (dei volti e degli sguardi) che si accavallano nell'eterno ritorno, dentro l'energia indomabile con cui un volto o un corpo escono dalla materia grezza, anelando alla vita.
Stefano Fugazza
critico d'arte e direttore della Galleria d'arte moderna Ricci Oddi
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