Racconto di una nottata avventurosa al limitare del bosco

Da una vita amo camminare in montagna, in tutte le stagioni, soprattutto sulle Dolomiti, che secondo Le
Corbusier sono le più belle architetture del mondo. Val di Fassa, Val Badia, Ampezzo.

Ultimamente, nelle lunghe passeggiate in quota, pensavo a come doveva essere bello dormire lì in alto, in quella natura incontaminata, in pace, immersa nel crepuscolo, nella notte stelllata e nell’alba. Allora dopo essere stata rassicurata da un amico guida alpina sull’assenza di pericoli significativi (pensavo più che altro all’orso), mi sono decisa.

Le previsioni meteo erano buone, pur con la possibilità di temporali che in montagna possono sempre verificarsi. Alle cinque del pomeriggio ho salutato la mia famiglia e sono partita sotto il cielo azzurro per un luogo particolarmente ameno che avevo individuato, con un sacco a pelo legato alla ben e meglio sul mio zainetto. Salendo a piedi per la valle vedevo un nuvolone nero stanziato proprio dove dovevo recarmi, che non se ne andava. Arrivata al passo a 2000 metri ho perlustrato i dintorni e ho individuato un piccolo riparo di fortuna in legno, con una tettoia minuscola ma ben fatta, che avevo addocchiato in precedenza.

Un attimo dopo si è scatenato il temporale. Le nuvole salivano dalla sommità dalla valletta, dove c’è una grande cascata, e sembravano volermi inghiottire, e una gran quantità di fulmini cadevano verticalmente tutt’intorno. Però io ero all’asciutto, e mi guardavo attorno affascinata. Mi domandavo come si potesse, dopo un’esperienza così intensa, tornare alla vita di tutti i giorni.

Quando il temporale è cessato ho preparato i panini con lo speck e ho riposto le carte profumate di salume in fondo allo zaino perchè avevo paura che attirassero l’orso che, in teoria, ma con probabilità minime, poteva anche passare di lì. Stava venendo buio, e mi sono coricata nel sacco a pelo sulle assi di legno. Il mio rifugio era così piccolo che anche in diagonale dovevo tenere le gambe piagate.

A causa delle nuvole il buio era totale, e anche il silenzio. Mi sentivo sospesa nel nulla e avevo un po’ paura. All’improvviso mi sono svegliata con uno scricchiolio, ma era solo la plastica che avevo messo per chiudere gli spifferi che veniva mossa dalla brezza. Più tardi di nuovo lo stesso spavento, e diversi altri risvegli per il male alle ossa sul pavimento duro. Poi all’improvviso la sensazione di piccoli passi di zampette sulla mia pancia e un’agitazione tremenda, sempre nel buio totale.

Quello che mi ha permesso di calmarmi, pian piano, è stato il silenzio, così totale da essere per forza benevolo. Si sentiva solamente, molto lontano, qualche aeroplano in quota. Mi sono svegliata alle prime luci dell’alba ne ho gustato tutti i lunghi passaggi, salutata da una cerbiatta venuta a passeggiare dalle mie parti.

Ho raccolto le mie cose e sono ripartita, devo dire non molto riposata, ma letteralmente in estasi. I pastori stavano riportando al pascolo le loro mucche ed alcune correvano nell’erba umida scampanellando. Sono ridiscesa a valle stanca ma felice e sono tornata dalla mia famiglia, che mi credeva comodamente alloggiata in un rifugio, soddisfatta come un’adolescente della propria marachella.

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